L'acqua che non vedi: come idratare davvero cane e gatto
Analizziamo uno dei cardini fondamentali della salute degli animali: l'idratazione.
Alma Pet Lab
10/3/20268 min read
L’acqua che non vedi: come idratare davvero cane e gatto 🐾💧
E se ti dicessi che, per capire quanta acqua assume il tuo animale, guardare la ciotola dell’acqua non basta? Perché c’è una parte dell’idratazione che spesso non vediamo. È nell’ alimento, nel modo in cui mangia, nelle sue abitudini quotidiane. E soprattutto, non sempre un animale che vediamo bere è necessariamente quello che sta assumendo più acqua. La domanda, quindi, non è soltanto: “Quanto beve?” Ma: “Quanta acqua entra davvero nella sua giornata?”
💧 Perché l’acqua è così importante?
L’acqua non serve semplicemente a “non avere sete”. È uno dei principali componenti dell’organismo e partecipa continuamente al suo funzionamento. È indispensabile per mantenere il volume e l’equilibrio dei liquidi corporei, trasportare nutrienti, ormoni e altre sostanze, permettere le normali funzioni cellulari, regolare la temperatura corporea, favorire digestione e assorbimento dei nutrienti e permettere ai reni di eliminare attraverso le urine le sostanze di scarto. È coinvolta, in sostanza, nel funzionamento di praticamente ogni sistema dell'organismo. E proprio per questo l’idratazione non dovrebbe essere considerata soltanto quando compare un problema: dovrebbe far parte della prevenzione quotidiana.
Le esigenze idriche non sono uguali per tutti e cambiano in base a specie, peso, età, alimentazione, attività, temperatura ambientale, perdite di liquidi e condizioni di salute. Le linee guida AAHA utilizzano, come riferimento per il mantenimento in medicina veterinaria, circa 60 ml/kg al giorno per il cane e 40 ml/kg al giorno per il gatto, precisando però che nel bilancio complessivo rientrano anche l’acqua contenuta negli alimenti e altri liquidi. Quindi non chiediamoci soltanto quanta acqua beve dalla ciotola. Chiediamoci quanta acqua riceve e assume nell’arco dell’intera giornata.
🍽️ Acqua bevuta e acqua "mangiata": sono davvero la stessa cosa?
Dal punto di vista fisiologico, una volta che l’acqua viene assorbita, entra nei liquidi corporei indipendentemente dal fatto che sia arrivata dalla ciotola o dall’alimento. Non sarebbe quindi corretto dire che l’acqua contenuta nel cibo “idrata di più” in assoluto o che quella bevuta dalla ciotola “non arriva ai tessuti”. Ma il modo in cui quell’acqua viene assunta cambia moltissimo. Un animale che riceve una parte consistente dell’acqua direttamente dal pasto non deve necessariamente compensare bevendo grandi quantità durante la giornata. E non tutti gli animali hanno la stessa propensione a farlo spontaneamente. Pensiamo al gatto. Il suo antenato selvatico si è adattato ad ambienti in cui l’acqua libera poteva essere poco disponibile e una parte importante dell’acqua arrivava naturalmente dalle prede. Il gatto domestico conserva molti aspetti di questa storia evolutiva e, nella pratica, può essere un animale poco incline a bere grandi quantità dalla ciotola. Non significa che “non senta la sete” e nemmeno che un gatto che beve poco sia necessariamente disidratato. Significa che per il gatto l’acqua contenuta nell’alimento può avere un ruolo particolarmente importante. Per questo, quando parliamo di idratazione felina, non mi piace fermarmi alla domanda: “Ma il mio gatto beve?” La domanda che aggiungerei è: “Quanta acqua sta ricevendo attraverso ciò che mangia?”
🥣 Umido e secco: la differenza che spesso dimentichiamo
Un alimento umido contiene generalmente una grande quantità di acqua (solitamente tra il 60 e il 75%). Un alimento secco, invece, ne contiene molta meno (tra l'8 e il 17% se parliamo di crocchette semiumide). È una differenza evidente, ma che spesso non traduciamo in una conseguenza pratica. Se l’alimento contiene molta acqua, una parte importante dell’acqua della giornata arriva già con il pasto. Se l’alimento ne contiene pochissima, una quota maggiore deve arrivare da ciò che l’animale beve. E qui torniamo al comportamento. Un cane può spesso compensare aumentando l’acqua bevuta (ma non sempre). Un gatto può farlo in misura decisamente variabile. Gli studi sui gatti hanno osservato che l’umidità dell’alimento influenza significativamente l’assunzione totale di acqua. Una revisione di 32 pubblicazioni ha rilevato che i gatti alimentati con dieta secca tendevano ad avere una minore assunzione totale di acqua e urine più concentrate rispetto a quelli alimentati con cibi ad alta umidità. E non riguarda soltanto il gatto. Anche nel cane la quantità di acqua contenuta nell’alimento può modificare il bilancio idrico complessivo. In uno studio su cani adulti, quelli alimentati con un alimento ad alta umidità hanno assunto più acqua totale nell’arco della giornata rispetto a quelli alimentati con crocchette, nonostante questi ultimi bevessero più acqua direttamente dalla ciotola. Ed ecco il punto che spesso sfugge: bere di più dalla ciotola non significa necessariamente compensare completamente la minore quantità d’acqua presente nel cibo.
🐾 Perché io non consiglio di basare abitualmente l’alimentazione sulle crocchette
Questa è una scelta che appartiene al mio approccio professionale. Io sconsiglio l’utilizzo abituale delle crocchette come alimento principale, sia nel cane sia nel gatto, e considero questo aspetto ancora più importante nel gatto. Non perché le crocchette “asciughino” l’organismo. Non perché l’acqua bevuta dalla ciotola non venga utilizzata. E non perché ogni animale alimentato con il secco svilupperà necessariamente una patologia. Il punto è molto più concreto: un alimento secco contiene poca acqua. Io preferisco quindi che una parte importante dell’acqua che serve all’animale sia già presente nel suo alimento, anziché affidarmi completamente alla sua capacità di compensare bevendo. Per me questo significa anche rispettare maggiormente la sua fisiologia e, soprattutto, la sua etologia. Non significa demonizzare un alimento. Significa chiedersi: “Possiamo rendere più naturale e semplice il modo in cui questo animale assume l’acqua di cui ha bisogno?” La mia risposta, nella maggior parte dei casi, è sì.
💧 E se mangia già umido ma beve poco?
No, non dobbiamo necessariamente insegnargli a bere di più. Possiamo anche aumentare l’acqua che assume senza trasformare la giornata in una gara a chi riesce a farlo bere. Alcuni "trucchi" possono essere:
1. Porta l’acqua direttamente nel pasto
Una piccola quantità di acqua aggiunta gradualmente all’alimento umido può aumentare ulteriormente l’acqua assunta. E c’è un piccolo accorgimento che vale la pena provare: l’acqua leggermente tiepida. Il calore può favorire la liberazione e la percezione degli aromi del cibo e, in alcuni animali, rendere il pasto più appetibile. Quindi non stiamo semplicemente “annacquando” la pappa. Stiamo provando a rendere più profumato e interessante un pasto che contiene già acqua. Naturalmente ogni animale è diverso: se non gradisce la nuova consistenza, si torna indietro e si procede più lentamente.
2. Se l’acqua semplice non interessa, rendila più familiare
Alcuni animali mostrano maggiore interesse quando nell’acqua è presente un odore familiare. Possiamo provare, occasionalmente e in piccole quantità, con acqua di cottura di carne o pesce senza sale, cipolla, aglio o altri ingredienti inadatti, oppure con un brodo preparato appositamente per l’animale. Anche una piccola quantità dell’acqua presente in un alimento che già gradisce può essere utilizzata. L’obiettivo è semplicemente rendere l’acqua un po’ più invitante.
3. Non esiste una ciotola perfetta
Una fontanella può essere amata da un animale. Un altro potrebbe ignorarla completamente. Una ciotola larga può essere gradita, un’altra preferita da un soggetto diverso. Per questo, invece di chiederci “Qual è la ciotola migliore?”, proviamo a chiederci: “Quale modalità preferisce il mio animale?” Possiamo osservare per qualche giorno possibilità diverse: ciotola larga e bassa, ciotola più profonda, acqua ferma, acqua corrente o fontanella. Dobbiamo osservare. Perché l’individualità dell’animale viene prima dell’accessorio.
4. Distribuire l’acqua può essere più utile che aumentarne la quantità
Una sola ciotola piena non significa necessariamente acqua facilmente accessibile. Possiamo creare più piccoli punti d’acqua nelle zone della casa che l’animale frequenta davvero. Avere l'acqua "a portata di muso" puó stimolare l'animale a bere di piú per lo stesso principio per cui noi ci portiamo la bottiglia d'acqua sul divano o il bicchiere d'acqua sul comodino accanto al letto. Possiamo sperimentare anche la posizione rispetto al cibo, perché alcuni animali mostrano preferenze individuali e in natura, ad esempio, spesso evitano l'acqua troppo vicina al cibo perché potrebbe essere contaminata. Osserviamo il nostro animale e rendiamogli l’acqua facile da raggiungere.
5. Non dimentichiamo l’olfatto
Per noi l’acqua può sembrare semplicemente… acqua. Per un animale, l’esperienza olfattiva dell’ambiente e delle risorse può essere molto più importante. Una ciotola pulita (possibilmente in ceramica, vetro o acciaio che sono piú igienizzabili), acqua fresca e un ambiente tranquillo possono quindi fare più differenza di quanto immaginiamo. Non dobbiamo complicarla. Dobbiamo renderla piacevole.
🤍 Quindi il concetto e'...
Nel corso degli anni, lavorando con gli animali, ho parlato con tantissime delle loro famiglie. E alcune frasi sono tornate così spesso da diventare dei classici:
“Sì, mangia crocchette. Però beve, lo vedo.” Oppure: “Mangia carne fresca e non lo vedo mai bere. Ma è normale?” Sono due domande diverse. Ma hanno la stessa origine: stiamo guardando soltanto la ciotola dell’acqua. E invece dovremmo guardare l’intera giornata dell’animale. Cosa mangia? Quanta acqua contiene quell’alimento? Quanto beve spontaneamente? Quanto si muove? Che temperatura c’è? Ha perdite di liquidi? La sua età o le sue condizioni di salute possono aver modificato il suo fabbisogno? Perché “beve poco” non significa automaticamente “è disidratato”. Ma nemmeno: “Lo vedo bere spesso, quindi è sicuramente ben idratato.” L’equilibrio idrico dipende da molti fattori.
🩺 Quando invece un cambiamento deve farci fermare?
Un conto è conoscere le abitudini del proprio animale. Un altro è osservare un cambiamento netto. Se un animale che normalmente beve poco inizia improvvisamente a bere molto di più, soprattutto se contemporaneamente aumenta la quantità di urina, quel cambiamento merita attenzione. Tra le possibili cause di aumento della sete e della produzione di urina ci sono, tra le altre: malattia renale, diabete mellito, ipertiroidismo, soprattutto nel gatto, iperadrenocorticismo (sindrome di Cushing), soprattutto nel cane, e altre condizioni endocrine, metaboliche o sistemiche. Anche il contrario — un animale che improvvisamente beve molto meno o smette di bere — non va ignorato, soprattutto se compaiono vomito, diarrea, abbattimento, perdita di appetito, alterazioni della minzione o altri sintomi.
🌿 Una cosa che avrei voluto sapere prima
Questa parte non nasce soltanto dai miei studi. Nasce anche dalla mia esperienza. Per molti anni ho alimentato Yara, una delle mie prime gatte, con le crocchette. Quando aveva circa sette anni ha iniziato ad avere importanti problemi intestinali e un rallentamento della motilità che la portò a stare molto male. Non posso dire oggi, scientificamente, che le crocchette siano state la causa di ciò che è successo. E non posso guardare indietro e riscrivere la sua storia con le conoscenze che ho oggi. Posso però dire una cosa con assoluta sincerità:
Avrei voluto sapere prima quello che oggi so sull’importanza dell’acqua nell’alimentazione.
Avrei voluto conoscere meglio il rapporto tra umidità dell’alimento, assunzione idrica e urine. Avrei voluto chiedermi prima non soltanto “mangia?”, ma anche: “Quanta acqua sta ricevendo attraverso ciò che mangia?” Da allora ho cambiato completamente il mio modo di alimentarla e di osservare la sua idratazione. Yara oggi ha quasi 15 anni e mezzo. Ha una malattia renale e so bene che la sua storia non può essere ricondotta a una sola causa. Ma proprio per questo oggi sento ancora più forte il desiderio di condividere ciò che ho imparato. Non per dire a qualcuno: “Hai sbagliato.” Ma per evitare che un’altra persona possa un giorno pensare: “Se solo l’avessi saputo prima.”
💧 Perché parlo tanto di prevenzione?
Perché una lieve alterazione dell’equilibrio idrico può non essere evidente agli occhi di chi vive con l’animale. E non voglio trasformare questo concetto in terrorismo: non significa che ogni animale che beve poco sia cronicamente disidratato o che ogni episodio di scarsa assunzione d’acqua provochi un danno agli organi. Significa che l’acqua è talmente importante per l’organismo da meritare attenzione anche quando apparentemente “va tutto bene”. I reni dipendono da un adeguato equilibrio dei liquidi per svolgere le loro funzioni di regolazione e di eliminazione delle sostanze di scarto. E l’idratazione non riguarda soltanto loro. Riguarda l’intero organismo.
L’acqua non è un’aggiunta alla salute. È una delle condizioni che permettono alla vita di funzionare.
Ed è proprio per questo che, nel mio approccio, preferisco occuparmi dell’idratazione prima che diventi un problema da correggere.
🐾 Alla fine, la domanda non è “quanto beve?”
È: “Come sta assumendo l’acqua di cui ha bisogno?” Attraverso il cibo. Attraverso ciò che beve. Attraverso le piccole aggiunte che possiamo fare alla sua routine. Attraverso un ambiente che gli renda l’acqua facile e piacevole da assumere. E soprattutto attraverso la nostra capacità di osservare. Perché conoscere un animale significa anche questo: accorgersi delle cose che normalmente non guardiamo. L’acqua è una di quelle. E forse, la prossima volta che guarderai la ciotola del tuo cane o del tuo gatto, non ti chiederai più soltanto: “Ha bevuto?” Ma: “Quanta acqua ha ricevuto oggi?” Ed è una domanda completamente diversa. 🐾💧
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la valutazione, la diagnosi o la terapia del medico veterinario. In presenza di cambiamenti persistenti nell’assunzione di acqua, nella minzione o nelle condizioni generali dell’animale, è sempre opportuno rivolgersi al proprio veterinario.
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